Gli immigrati nell’agricoltura italiana, boom di lavoratori
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Secondo il primo Rapporto INEA dal titolo: Gli immigrati nell’agricoltura italiana, in 10 anni la presenza dei lavoratori immigrati in agricoltura è passata da 23.000 a 172.000 unità lavorative.
Il fenomeno presenta dimensioni significative con un trend di crescita costante: dall’1989 al 2007 si osserva un incremento di oltre 7 volte dell’entità dei cittadini extracomunitari utilizzati in agricoltura, passando da 23.000 ad oltre 172.000 unità.
Si tratta dunque di una crescita notevole che presenta un tasso medio di variazione lineare pari al 9,3%.
L’indagine si sviluppa a partire dall’analisi del contesto normativo di riferimento che delinea le politiche migratorie per arrivare a definire i principali aspetti strutturali del settore agricolo, passando attraverso l’evoluzione dell’occupazione e il conseguente ruolo dell’immigrazione fino ad evidenziare le dinamiche demografiche che hanno caratterizzato l’impiego di manodopera immigrata.
Gli elementi che si rilevano riguardano la tipologia di prestazione (3 lavoratori immigrati su 4 vengono impiegati in attivita’ non qualificate) e di contratto, laddove esista.
Caratteristiche costanti del lavoro agricolo sono la stagionalità della prestazione e l’irregolarità, che interessa un’ampia fetta di immigrati: 10-15% nel Nord (Veneto, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) fino ad arrivare al 95% in Calabria.
Il Rapporto si conclude con un approfondimento regionale di tre aree nazionali rappresentate per il Nord dal Piemonte, per il Centro dalla Toscana e, per il Sud, dalla Puglia e dalla Calabria.
Dal confronto di queste quattro regioni emerge un aspetto che le accomuna, ossia, la necessità per il settore agricolo di ricorrere alla manodopera immigrata, soprattutto nelle fasi di raccolta, magari insieme alla manodopera locale.