Processo breve, ripercussioni sugli immigrati
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Se venisse approvato il ddl sul processo breve presentato in Senato che ha come titolo “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo” avrebbe importanti ripercussioni sugli immigrati.
Nel disegno di legge si fissano le modalità per la durata “ragionevole” dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto; secondo la proposta “non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma”.
Dunque si estinguerebbero ”i processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione”.
L’estinzione non riguarderebbe i processi relativi a reati commessi da recidivi né i processi per una serie di reati tra i quali rientrano tutti quelli “previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286” equiparati all’associazione per delinquere, all’incendio doloso, alla pornografia minorile, al sequestro di persona, agli atti persecutori, al furto aggravato, alla circonvenzione di incapaci, ecc.