Scontro su prestazioni sociali e diritti degli stranieri: quando i cittadini italiani protestano
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In uno Stato sociale minimo come quello italiano, non deve sorprendere se la fruizione di semplici servizi sociali rischia talora di scatenare una guerra fra poveri, con le famiglie italiane che lamentano paradossali favoritismi da parte delle famiglie straniere: nuclei familiari con più figli, quindi ad esempio più avanti nelle graduatorie; o con un’età media più bassa, il che magari può fruttare qualche punto nell’assegnazione delle case popolari alle giovani coppie.
Il cuore del problema non è la normativa da rivedere in termini proporzionali, come qualche miope politico locale insiste a dire; fissare quote obbligatorie di assegnazione di case agli italiani piuttosto che agli stranieri significa creare una specie di riserve dall’effetto piuttosto deprimente. il problema è la qualità della spesa sociale: dove non esiste una piena tutela della maternità (molti contratti di lavoro la lasciano scoperta), dove il sussidio di disoccupazione è un miraggio per pochi eletti, dove il mercato immobiliare è rimesso alla speculazione privata, ci si contende il poco che resta, e chi è abituato a condizioni di vita più difficoltose si trova inevitabilmente più avanti nell’ottenere quel poco che gli spetta. Il problema siamo noi, il nostro Stato sociale che non c’è. Non più di una settimana fa il Governo tedesco ha previsto dal 2011 un assegno aggiuntivo di 150 euro per le donne in maternità. Da noi si continua a dire che la crisi è finita. Eppure quella delle famiglie è ancora tutta lì, senza che il Governo faccia nulla: sarà forse finita la crisi di Confindustria?