Pochi processi per clandestinità, per molti operatori della giustizia la legge ha già fallito
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Prendiamo il caso del Nordest, tradizionalmente a forte impatto di immigrazione, e dunque in parte anche di irregolarità. Sono davvero pochi i processi celebrati in Veneto in base alla nuova legge sul reato di clandestinità. Zero a Venezia (erano so spesi fino al 15 settembre), zero a Vicenza (rimandati a marzo/ aprile), uno a Padova, due a Treviso, qualcuno a Rovigo. Del resto, anche se le denunce non mancano, è sceso il numero degli irregolari bloccati dal le forze dell’ordine, che come i magistrati non considerano la clandestinità un reato di urgenza prioritaria. Inoltre diversi magistrati ritengono la normativa gravata da profili di incostituzionalità, di difficile interpretazione e applicazione, se non addirittura inutile. Scendono sempre più anche i numeri degli stranieri trattenuti dalla polizia giudiziaria in vista di un eventuale processo per ingresso o soggiorno illegale: insomma, contrariamente a quanto ha detto l’ex ministro Castelli – propenso a scaricare sempre sui magistrati le colpe dei politici nel fare leggi mediocri – sono persino gli agenti di polizia giudiziaria ad aver gettato la spugna, o almeno ad essere vicini a farlo. La colpa, come avevamo preavvertito anche su questo blog fin dall’estate, è di una legge davvero mal concepita che arreca più danni alla collettività di quanto sembra risolverne. E ciò è vero per tutti, cittadini e stranieri, regolari e non.