Ragazza marocchina uccisa, il padre ammette il delitto: «Era una settimana che ci provavo»

È stata uccisa martedì sera dal padre. Aveva 18 anni, Sanaa Dafani, e l’unica colpa di essersi innamorata da cinque mesi di un 32enne socio del padre. È stato proprio il fidanzato, Massimo De Biasio, con il quale avrebbe voluto convivere, l’unico testimone dell’efferata violenza contro la giovane donna. L’uomo è stato ferito a sua volta, e ora racconta: «Non dimenticherò mai gli occhi di suo padre mentre la uccideva: era una belva».

In quel piccolo bosco di Montereale Valcellina (Pordenone), a pochi chilometri dal ristorante in cui Massimo e Sanaa lavoravano, deve essersi consumato un delitto di atrocità estrema se anche il Gip di Pordenone, Alberto Rossi, dopo aver letto il materiale raccolto dai Carabinieri della Compagnia di Sacile (Pordenone), ha deciso che per l’uomo che ha ucciso la figlia non bastano le aggravanti della premeditazione e del rapporto di parentela, già contestate dalla Procura. Per lui, El Ketawi Dafani ha «agito con sevizie e crudeltà», mosso da «motivi futili e abietti», ha scritto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa oggi, poche ore dopo l’udienza di convalida nel carcere di Pordenone.

Con quelle aggravanti, che escludono la possibilità del rito abbreviato, El Ketawi Dafani rischia l’ergastolo per un delitto che il fidanzato di Sanaa ha fatto di tutto per evitare. «Ho fatto l’impossibile per salvare Sanaa – ha raccontato ieri ai giornalisti in una saletta dell’ospedale di Pordenone, dove è ricoverato – Ho afferrato, con le mani, la lama del coltello. Lui mi ha reciso i tendini, i nervi, il mignolo della mano. Aveva gli occhi accecati dall’ira. Ha squarciato il collo alla figlia. Non voleva solo ucciderla: voleva decapitarla. Sembrava un mostro. Sulla strada ha trovato una bottiglia di vetro e l’ha spaccata in testa a Sanaa. Ha finito di ucciderla. Voleva uccidere anche me. L’avrebbe fatto, se non avesse sentito che arriva qualcuno». Massimo ha usato parole di dolcezza solo per Sanaa. «Mi ripeteva sempre che questi erano i mesi più belli della sua vita – ha raccontato – giorni d’ amore, serenità e libertà. Lei si addormentava e si svegliava sempre con un sorriso».

Sabato mattina, Massimo è andato al rito funebre di Sanaa, all’ospedale di Pordenone: «Le darò l’ultimo saluto più tardi, da solo – aveva detto – Non voglio partecipare a nessuna delle loro attività religiose. La religione sta alla base dei problemi: i fratelli e i suoi cugini assillavano il padre e lui si vergognava che Sanaa fosse andata via di casa». Ma il dolore per la compagna trucidata è andato ovviamente ben oltre i propositi di prendere le distanze dal resto della famiglia di Sanaa. E lo ha testimoniato l’abbraccio di Massimo con la sorellina della fidanzata uccisa.

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