La nuova linea dei giudici di pace, espulsione per clandestinità solo in caso di altri reati
Leggi tutti gli articoli di Massimiliano Curzi
A poco più di un mese dall’entrata in vigore dei reati di ingresso e soggiorno illegale, si profila la linea di condotta dei giudici di pace sull’applicazione della nuova legge. In determinati casi, la contestazione del reato è avvenuta anche a carico di chi era in Italia già da prima, se però ha omesso volontariamente di attivarsi per regolarizzare la sua posizione: è accaduto di recente a Firenze, dove un cittadino giordano irregolare da 4 anni e da altrettanto tempo impiegato presso la ditta del cugino è stato condannato a 5.000 euro di ammenda. Somma che però sarà pagata, e perciò non permetterà di procedere all’espulsione, inserita nella legge come conseguenza dell’inadempimento della pena pecuniaria.
Ma la prevalenza dei procedimenti per soggiorno e ingresso illegale sono in corso a carico di extracomunitari colti in flagranza di altri reati: ammenda ed espulsione sono state irrogate per contrabbando, contraffazione, vendita senza licenza, spaccio di stupefacenti. Una linea applicativa intelligente che tende ad espellere solo se in effetti è stato commesso un altro reato, e non c’è in gioco solo la semplice irregolarità relativa al permesso di soggiorno.