Conferenza con dati Unicef all’Istituto degli Innocenti di Firenze, in Italia il 10% dei bambini è figlio di migranti
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A conclusione della nona Conferenza dell’ISQOLS (Conference of the International Society for Quality-of-Life Studies, Studi sulla Qualità della Vita, Firenze 19-23 luglio), l’Istituto degli Innocenti in collaborazione con il Centro di ricerche dell’UNICEF ha presentato un quadro composito sulla condizione dei bambini migranti in Italia e in altri paesi avanzati. La tradizione di paese di immigrazione per l’Italia è molto recente, con un chiaro punto di svolta a partire dai primi anni Novanta e un’ulteriore accelerazione all’inizio del nuovo millennio. Così alla fine del 2008 il numero dei migranti regolari in Italia ha raggiunto 3,7 milioni di unità, a cui va aggiunta una stima di circa 700 mila migranti non documentati; in totale 4.4 milioni di migranti che rappresentano il 7,3% della popolazione residente in Italia.
Negli ultimi 10 anni vi è stato un afflusso medio netto annuo di migranti pari a circa 300 mila unità. Inoltre ogni anno sono circa 50-60 mila le nascite di bambini figli di immigrati, circa il 10% del totale delle nascite che avvengono nel territorio italiano. Negli ultimi cinque anni il numero dei bambini in famiglie di migranti in Italia è raddoppiato, con la caratteristica ulteriore che l’Italia è forse tra i paesi occidentali quello con il più ampio arco di paesi di origine della popolazione immigrata.
Perciò a differenza di quanto avviene in altri paesi, quali la Francia, la Spagna o la Germania, non vi è in Italia una forte concentrazione linguistica o etnica delle popolazioni immigrate in specifiche parti del paese, il che produce sicuramente qualche effetto sugli sforzi di inclusione dei bambini figli di migranti nel sistema educativo. I bambini e I giovani nelle famiglie immigrate nei paesi ricchi soffrono, con poche eccezioni, una condizione di svantaggio in vari indicatori di benessere rispetto ai bambini figli di nazionali, inclusi gli indicatori di salute, di istruzione, di povertà e di inclusione nel mercato del lavoro.
In conclusione, malgrado la scarsa evidenza statistica disponibile, i pochi dati e le esigue ricerche reperibili dimostrano che lo svantaggio per i bambini in famiglie immigrate non si limita soltanto ai primi anni dopo l’arrivo in Italia, ma si protrae nel tempo talvolta fino alle seconde generazioni.