Quanto afferma il Governo è falso: le leggi sull’immigrazione di Marche e Toscana sono in linea anche con il principio di sussidiarietà

Nella nota informativa che spiega le presunte cause dell’impugnazione delle due leggi regionali davanti alla Corte Costituzionale, il Governo afferma che «tali leggi, disciplinando ed agevolando il soggiorno degli stranieri che dimorano irregolarmente nel territorio nazionale, incidono sulla disciplina dell’ingresso e del soggiorno degli immigrati che, come più volte affermato dalla Corte Costituzionale è riservata allo Stato, in quanto ricompresa nelle materie ‘diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea’ e ‘immigrazione’».

In contrario è fin troppo facile obiettare che le leggi regionali tanto discusse appaiono del tutto in linea con il principio europeo di sussidiarietà, in base al quale le regioni, e in generale tutti gli enti locali, apprestano le funzioni di prossimità nella tutela delle situazioni giuridiche in corso di definizione, quali sono – almeno fino a prova contraria – il riconoscimento dell’asilo politico e il diritto a ottenere il permesso di soggiorno sul territorio italiano. Si tratta tutt’al più di una tutela assimilabile a quella cautelare amministrativa , nulla di definitivo e dunque nulla di contrario alle prerogative dello Stato centrale, che rimane responsabile del procedimento di riconoscimento dello status di rifugiato. Anche il primato del nuovo testo sulla sicurezza resta intatto, nel bene e nel male. Tanto più che l’impugnativa voluta dal Governo ne svela la malafede: se, come ha detto a più riprese anche il ministro del Welfare Sacconi, il nuovo testo sulla sicurezza non è retroattivo, allora chi è già in Italia nei territori di Marche e Toscana possiede semmai qualche forma di tutela in più, ma di certo non può contravvenire alla legge statale. E per il futuro gli eventuali contrasti normativi non sussistono, poiché si tratta di situazioni tutelate a livello locale solo in via provvisoria (cioè in attesa del permesso di soggiorno o del riconoscimento del diritto di asilo). Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Tranne un esecutivo che vuol mostrare il pugno di ferro senza averne la tempra, e che invece bada soltanto a tenere stretti i cordoni della borsa.

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