Il vecchio permesso di soggiorno per cure mediche, un vero e proprio «limbo normativo» contrario ai princìpi della Costituzione

Adriano Sansa, presidente del Tribunale per i minorenni di Genova, è il magistrato che tre anni fa permise ai genitori di due ragazzine cilene, Elizabeth e Cony (quest’ultima in cura all’ospedale Gaslini per una forma di fibrosi cistica), di lavorare in Italia nonostante il permesso «per cure mediche» non consentisse allora alcun tipo d’impiego. Perciò è stato messo al corrente del nuovo dramma nel quale per alcuni giorni è piombata la famiglia, con la sorella maggiore esposta al rischio di abbandonare la scuola e ritornare clandestina: infatti l’autorizzazione per le cure non permette il ricongiungimento familiare. Nel frattempo il Governo ha stralciato dal testo definitivo in materia di sicurezza almeno la disastrosa norma sui cosiddetti prèsidi-spia : si è trattato di una norma mai entrata in vigore. Eppure qualcuno aveva pensato bene di anticiparne gli effetti a discapito di una studentessa.

Quanto alla disciplina dei ricongiungimenti, il dirigente dell’Ufficio stranieri della questura di Genova, Nicola Parisi, ha parlato giustamente di situazione-limite che denuncia le lacune della nostra normativa in materia. Pur lavorando entrambi i genitori, e avendo titolo per risiedere a Genova, le due ragazze non godono dei diritti che avrebbero altri extracomunitari con un permesso di soggiorno ordinario. Un vero paradosso se si considera che la nostra Costituzione garantisce indistintamente il diritto alla salute: ma qual è la vera tutela se qualcuno per far curare una figlia è esposto al rischio di rendere clandestina la sorella?

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