Orfano ruandese affidato a una famiglia di Acilia da 15 anni, gli viene negato sia il permesso di soggiorno sia il passaporto

Orfano, scampato ai massacri del 1994 nel suo Paese – il Rwanda – e disabile. È ancora in attesa da 15 anni di un passaporto che gli permetterebbe di espatriare. Ma Jean Olive Kaman­si, Gianni per la famiglia di Acilia che lo ha avuto in affidamento da piccolo, non ha un documento di riconoscimento valido del suo Paese d’origine. E per la burocrazia italiana, che pure gli ha concesso la pensione di invalidità e l’assistenza di Asl e Comune, non può avere il passaporto né la cittadinanza italiana.

Era un orfano del Rwanda, scampato al genocidio del 1994 grazie ad una suora che l’ha portato in Italia con altri 70 bambini del suo Paese. Oggi Jean Olive Kamansi, Gianni per tutti, ha 21 anni circa (la sua reale data di nascita non la conosce nes­suno) un grave handicap che dalla nascita lo costringe su una sedia a rotelle e una famiglia che lo ha preso in affidamento quando era molto piccolo. Ma non ha documenti che gli permettano di espatriare, sicché ad aprile fa ha dovuto rinunciare alla gita scolastica in Francia organizzata dal liceo che frequenta. «Quella di Gianni è una storia davvero incomprensibile» spiega la mamma affidataria del ragazzo.
Ovviamente Gianni è assistito dalla Asl e, sotto forma di assistenza domiciliare, da una cooperativa del Comune. gli è stata riconosciuta una pensione d’invalidità, ha per­sino una carta d’identità, ma non valida per l’espatrio.

Dei 70 bambini sbarcati a Fiumicino da un Paese dilaniato, Gianni è fra i pochi rimasti in Italia: gli altri, secondo un accordo stipulato col governo del Rwanda, sono tornati non appena sono stati rintracciati i parenti. «Di lui invece non si è mai scoperto niente» racconta la mamma, Anna Loretucci: «Noi l’abbiamo conosciuto grazie a mia sorella, che è assistente sociale, andavamo a trovarlo in ospedale e poi alla cooperativa di Grottaferrata dove era stato trasferito, gli portavamo i giocattoli. Poi quando è sta­to operato, ci hanno chiesto se volevamo portarlo a casa per assisterlo. E da qui non è andato più via». Ma i Loretuc­ci hanno preferito non proce­dere con l’adozione: «No, ab­biamo altri due figli, che peral­tro gli vogliono molto bene, ma non volevamo imporre lo­ro la presenza di Gianni. Quel­la di continuare ad occuparsi di lui doveva essere una loro scelta. E così è stato». La motivazione ufficiale del mancato rilascio del passapor­to è legata alla mancanza di un documento ufficiale di rico­noscimento del suo Pase d’ori­gine. La famiglia Loretucci ha già provato a rivolgersi all’am­basciata del Ruanda: «Qui pe­rò c’è solo un console onora­rio, che ci ha consigliato di spedire la richiesta del passa­porto e 85 euro all’ambasciata a Bruxelles. L’abbiamo fatto, ma non abbiamo ricevuto an­cora risposte e sono passati mesi». E Gianni, che ha anche un lieve deficit cognitivo, resta in attesa, nella casa di Acilia dei Loretucci, del suo passaporto e della possibilità di uscire dal­­l’Italia.
A voler essere precisi, il problema sta nella formula dell’affidamento, che in Italia è considerato di per sé un provvedimento tendenzialmente temporaneo, finalizzato all’adozione. Se essa non avviene, non c’è alcuna possibilità di attribuire a chi è coinvolto la cittadinanza italiana. Ma nel caso in esame ci si può chiedere come mai, al momento del suo ingresso in Italia, non gli sia stato concesso almeno il permesso di soggiorno per cure mediche il quale, pur essendo ormai formalmente soppresso e di per sé non permettendo l’espatrio, avrebbe offerto sicuramente qualche garanzia in più.

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One Response to “Orfano ruandese affidato a una famiglia di Acilia da 15 anni, gli viene negato sia il permesso di soggiorno sia il passaporto”

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