Vincoli agli extracomunitari per nascondere disservizi sanitari, ovvero la politica della salute pubblica sulla pelle degli altri

È ormai lecito il dubbio se iniziative simili a quelle annunciate dal Governo contro la legge regionale toscana che garantisce le prestazioni sanitarie anche ai migranti sprovvisti di permesso di soggiorno possano essere un espediente per ridurre il carico delle prestazioni sanitarie manovrando le leve dell’ordine pubblico. C’è più di un fondato motivo per crederlo, almeno in base ai dati raccolti dagli Osservatori provinciali sull’immigrazione. Ad esempio, secondo le statistiche rilevate dall’Osservatorio per la provincia di Modena, il dato degli stranieri è superiore alla media della loro presenza quanto agli accessi al pronto soccorso (12,2 %, dati relativi al 2007) con la particolarità che rispetto ai codici di gravità, l’utilizzo da parte degli stranieri è più elevato rispetto ai cittadini italiani.

Infatti in molti ospedali la quota di prestazioni con l’attribuzione del codice bianco (nessuna urgenza, previsti percorsi normalmente extraospedalieri) o codice verde (prestazione medica differibile senza rischi) supera mediamente per gli stranieri il 90%. Per la popolazione complessiva invece questo valore rimane nettamente al di sotto della soglia.

È evidente che indurre gli extracomunitari non in regola a disertare gli ospedali pubblici si risolverebbe in una riduzione del costo dei servizi finali. In altri termini, come nel caso della scuola in cui l’introduzione del maestro unico nasconde la volontà di imporre sostanziali tagli all’istruzione, in questo caso si introducono norme penali per tenere lontani dagli ospedali i clandestini. Come se poi questi se ne andassero in giro per l’Italia sotto una campana di vetro. In breve, è anche così che si compromette la sanità pubblica e si abbassa il livello di vita della popolazione.

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