Non ci sarà denuncia in caso di prestazione ospedaliera, ma le vittime principali rischiano di essere i figli dei migranti. Sono loro i più esposti a gravi patologie

Alfredo Guarino, responsabile del centro di riferimento della Campania per l’infezione da Hiv pediatrica e docente all’università Federico II di Napoli, ha dichiarato solo pochi giorni fa che i dati di laboratorio confermano come negli ultimi anni siano quasi esclusivamente i bambini extracomunitari a contrarre il virus dell’HIV. E se si considera che le statistiche internazionali indicano che il 30% dei soggetti portatori di virus sono bambini, le cifre appaiono allarmanti.

Tutto ciò mentre nel Lazio aumentano i bambini nati da donne provenienti da Paesi stranieri. Secondo l’Agenzia di Sanità Pubblica “Lazio sanità”, nella regione i nuovi nati da extracomunitari sono soprattutto albanesi (4,1% sul totale degli stranieri nati nel Lazio nel 2007), filippini (3,9%) e cinesi (3,2%), peruviani, ucraini, bengalesi e marocchini. Questi sette Paesi rappresentano circa il 4,7% del totale delle nascite nel Lazio.

A Roma l’ospedale con più partorienti straniere è il Policlinico Casilino, con il 33,8% di partorienti nate all’estero, e il Sandro Pertini (31,1%). Dal 2000 si è registrato un netto incremento (8%) di nascite di stranieri nel Lazio, raggiungendo oltre il 21% di neonati non italiani sul totale nella regione in un anno. «In Italia siamo ormai arrivati alla terza generazione di extracomunitari, per quanto riguarda i figli dei figli di immigrati arabi e africani, soprattutto siriani, libanesi, camerunensi e congolesi», ha detto il presidente dell’Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi), Foad Aodi. Nel 2008, nell’ambulatorio Amsi per stranieri presso la Asl Roma B circa 700 visite hanno riguardato visite per donne straniere in gravidanza. Oltre 100, invece, solo nel primo trimestre del 2009.

Davanti a una simile situazione lo Stato italiano escogita il reato di ingresso e soggiorno illegale, che di fatto ha già portato alcuni medici a redigere il referto e a trasmetterlo alla questura. Era accaduto ad aprile a una donna africana a Napoli, è successo nuovamente a Prato di recente (vd. link http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/giovane-cinese-va-all-ospedale:-arrestato/2082414), e nel frattempo il peggior messaggio è filtrato: sempre ad aprile, a Pavia un 21enne boliviano è stato ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dellospedale San Matteo di Pavia. Per paura di essere espulso, aveva preferito non andare in ospedale e per una decina di giorni aveva combattuto i dolori addominali con farmaci. Ma l’infezione si era propagata, provocandogli una peritonite. Il sudamericano aveva già subito cinque operazioni chirurgiche.

Un bell’incentivo del diritto alla salute che – ricordiamolo – la nostra Costituzione garantisce senza distinzioni fra chi è cittadino e chi non lo è (art. 32). Così, dopo aver indotto numerosi immigrati a non curarsi, verranno anche a raccontarci che sono loro a portare le malattie: il capro espiatorio è servito su un piatto d’argento.

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